Negli ultimi anni i volantini dei supermercati dedicano sempre più spazio ai giochi in legno, ai giochi “naturali” e ai giocattoli definiti “Montessori”. Per i genitori può sembrare un segnale di qualità, ma allo stesso tempo può generare confusione: un gioco in legno è davvero educativo? O si tratta semplicemente di una nuova tendenza di mercato?
Per fare chiarezza abbiamo chiesto alla Dott.ssa Sara Peruffo, psicologa dell’età evolutiva, di aiutarci a capire come distinguere un gioco davvero utile per la crescita da uno che è solo più “bello” o più venduto.
Perché un gioco non è educativo solo “perché è in legno”
Le abbiamo chiesto cosa rende un gioco realmente educativo e come orientarsi tra etichette come “Montessori”, “naturale” o “sensory”.
La Dott.ssa Peruffo ci ha risposto con molta chiarezza:
“Un gioco non diventa educativo perché è fatto di legno o perché ha un’etichetta che definisce un approccio particolare. Non è il materiale che lo rende utile.”
Quindi un gioco in legno può essere educativo… ma può anche non esserlo. Lo stesso vale per un gioco in plastica, in stoffa, in metallo o riciclato.
Il punto non è la forma, ma la funzione.
Semplicità vuol dire meno stimoli, più crescita
Il primo criterio che ci suggerisce la psicologa è la semplicità.
“Meno stimoli il gioco dà al bambino, più gli lascia spazio. Così può esplorare, immaginare, concentrarsi. È lui che costruisce la cornice in cui usare quel materiale.”
Un gioco semplice non “invade” il bambino, ma piuttosto gli permette di concentrarsi, così come è importante che sostenga la creatività. Non solo, un gioco semplice aiuta il bambino con la regolazione emotiva,, e può essere anche un momento di rilassamento.
La Peruffo lo sottolinea:
“Il gioco non deve essere sempre super attivante. Può servire anche per la distensione e l’autoregolazione.”
Un concetto fondamentale, soprattutto oggi, dove molti giochi puntano su luci, suoni e stimoli continui.
Apertura e flessibilità, un gioco che si può usare in tanti modi
Il secondo criterio è capire quanto un gioco è aperto, cioè quanto permette al bambino di usarlo in modi diversi:
“Un gioco è educativo se può essere utilizzato in modi diversi, in tempi diversi, da soli o insieme agli altri. Più si apre a sperimentazioni, più è utile.”
Un esempio:
- un set di costruzioni è un gioco aperto, con mille possibilità di utilizzo e combinazione
- un gioco che fa un’unica cosa quando premi un bottone invece è un gioco chiuso
Autonomia, il bambino deve poter provare, sbagliare e riprovare
Il terzo criterio è forse il più importante:
“Il bambino deve poter manipolare, esplorare, sbagliare, riprovare. Il gioco deve permettere autonomia.”
E qui arriva la frase più potente dell’intervista — perfetta per guidare i genitori nella scelta:
“A volte un gioco in cartone riciclato può essere molto più educativo di un gioco di design.”
Un gioco costoso e bellissimo può essere troppo strutturato. Un oggetto semplice, invece, lascia spazio all’iniziativa del bambino.
Come applicare questi criteri quando siamo al supermercato
Nei volantini dei supermercati troviamo sempre più prodotti con etichette che richiamano metodi educativi. Ma per la Dott.ssa Peruffo, indipendentemente da “Montessori”, “naturale” o “sensoriale”, basta porsi tre domande pratiche:
1. È semplice? Oppure è pieno di funzioni che il bambino può solo subire?
2. È aperto? Offre possibilità diverse di gioco o fa una sola cosa?
3. Favorisce autonomia? Il bambino può provarlo, sbagliare, inventare, riprovare?
Se la risposta è sì, allora è un gioco educativo — che sia in legno, in plastica… o in cartone.
Il vero valore non è nel materiale, ma nel modo in cui il bambino può usarlo
In conclusione, non dobbiamo farci ingannare né dall’estetica né dalle mode. Come dice la psicologa:
“Seguendo i criteri di semplicità, apertura, flessibilità e autonomia possiamo distinguere giochi più o meno educativi, a prescindere dal materiale o dall’etichetta sulla confezione.”
Il valore di un gioco sta nel tipo di esperienza che permette al bambino, non nel materiale con cui è fatto.
Scegliere un gioco significa offrire un’esperienza, non solo un oggetto. Avete trovato giochi in legno o “Montessori” nei supermercati che si sono rivelati davvero utili?
Se vi va, raccontateci sui social quali giochi hanno fatto davvero la differenza per i vostri bambini.






