Giocattoli di Natale per bambini, i consigli della psicologa Sara Peruffo per scegliere quelli giusti

Giocattoli di Natale per bambini, i consigli della psicologa Peruffo per orientarsi tra offerte, volantini e mode e scegliere giochi davvero educativi.

Quando arrivano i volantini di Natale, l’emozione è la stessa di sempre: colori, personaggi, luci e mille promesse di divertimento. È un momento bello, ma anche confuso: tra offerte, mode e richieste dei bambini, capire cosa è davvero utile può diventare complicato. E per i genitori, oggi più di ieri, la domanda resta: come faccio a scegliere un gioco che sia davvero utile per mio figlio?

Per aiutare i genitori a orientarsi con più serenità, abbiamo incontrato la Dott.ssa Sara Peruffo, psicologa dell’età evolutiva, che ogni giorno lavora al fianco delle famiglie per sostenere la crescita dei bambini attraverso strumenti pratici, semplici e concreti.

Cosa rende un gioco “buono”? La regola dello spazio

Per molti genitori “gioco educativo” significa un giocattolo in legno, un materiale naturale, un design pulito. Ma la Dott.ssa Peruffo ci invita a spostare lo sguardo: non è il materiale che conta, ma lo spazio che il gioco lascia al bambino. Le abbiamo quindi chiesto come capire se un gioco è una buona scelta educativa o solo la moda del momento.

“Un gioco possiamo definirlo buono quando lascia spazio: spazio per esplorare, per usare l’immaginazione, per esprimere la propria iniziativa. Diventa davvero utile quando non ha un’unica modalità di utilizzo, ma è flessibile, adattabile, capace di seguire i tempi e il modo di giocare del bambino.”

In altre parole, un gioco “buono” non dice al bambino come deve giocare. Gli permette di inventare, cambiare, sbagliare, riprovare.

Questo è un passaggio fondamentale:

  • più un gioco è flessibile, più sostiene l’autonomia;
  • più è aperto a diversi utilizzi, più stimola creatività e competenze;
  • più è semplice e poco invadente, più aiuta anche a regolarsi, rilassarsi, concentrarsi.

Il gioco dovrebbe essere un terreno libero, non uno schema da seguire. Un buon gioco, quindi, non invade: facilita, sostiene, non si sostituisce al bambino nel processo di scoperta.

Intervista alla dott.sssa Sara Peruffo su come scegliere i giocattoli di Natale per i bambini

Giochi di imitazione, perché non sono “da maschi” o “da femmine”

Come vengono presentati i giochi di imitazione nei volantini dei supermercati
Alcuni esempi di giochi di imitazione nei volantini dei supermercati

Anche se negli ultimi anni abbiamo notato crescere l’attenzione verso la rappresentazione paritaria dei giochi di imitazione, i volantini e le scatole dei giochi spesso continuano a proporre cucine, trousse, profumi e ferri da stiro per le bambine; banchi da lavoro, trapani e giochi scientifici per i maschietti. È una scenografia che conosciamo da decenni, ma questi giochi aiutano davvero a esplorare il mondo o rischiano di rinforzare vecchi schemi?

La Dott.ssa Peruffo ribalta la prospettiva:

“I giochi imitativi sono molto importanti: aiutano i bambini ad allenare abilità della vita quotidiana. Il problema non è il gioco, ma la cornice. Una cucina è un gioco meraviglioso per tutti, così come un trapano giocattolo. Quando limitiamo le proposte in base al genere, stiamo dando un messaggio molto esplicito: ‘questo fa per te, il resto no’. Il problema non è il gioco, ma la cornice in cui lo inseriamo.”

Il gioco imitativo è un potente strumento di apprendimento: aiuta a comprendere il mondo, a sviluppare abilità pratiche, a riprodurre situazioni quotidiane in forma simbolica.

Il rischio nasce quando l’adulto restringe le possibilità, dicendo implicitamente: “questo è il tuo ruolo, questo è quello che puoi fare”. La chiave è semplice: offrire gli stessi giochi a tutti i bambini, senza etichette. Questo li aiuta a costruire un’identità libera, autentica, non condizionata.

Giochi in legno e Montessori, come capire se sono davvero educativi

Negli ultimi anni molti supermercati propongono giochi in legno, Montessori, o che fanno appello al naturale. Ma questo talvolta rischia di confondere i genitori.

La Dott.ssa Peruffo invita a guardare oltre il materiale o l’etichetta:

“Un gioco non diventa educativo perché è in legno o perché ha una certa etichetta. Lo è se rispetta tre criteri: semplicità, apertura, autonomia.”

Vediamoli nello specifico:

  1. Semplicità significa meno stimoli e più partecipazione attiva del bambino. Ad esempio, meno luci e suoni, ma con una attenzione maggiore a immaginazione e regolazione emotiva.
  2. Apertura (o anche flessibilità) vuol dire che un gioco è educativo se si può usare in tanti modi: da soli, insieme, inventando nuove regole.
  3. Autonomia implica che il bambino deve poter manipolare, sperimentare, sbagliare, riprovare.

Come ci ricorda la dott.ssa Peruffo:

“A volte un gioco in cartone riciclato può essere molto più educativo di un gioco di design. Dipende da ciò che permette al bambino di fare.”

“Ce l’hanno tutti”, come gestire il desiderio dei bambini

Uno dei dilemmi più frequenti dei genitori riguarda le richieste “di moda”: molti bambini desiderano un gioco “perché ce l’hanno tutti” o “perché l’hanno visto in TV”. E molti genitori finiscono per comprarlo “per farli felici”. Come gestire queste richieste senza dire sempre sì, ma senza creare frustrazione?

Qui la Dott.ssa Peruffo suggerisce un cambio di approccio:

“Il desiderio fa parte della crescita. Non va ignorato, ma trasformato in dialogo. Possiamo chiedere al bambino: ‘Perché ti piace questo gioco? Come pensi che ci giocheresti?’ Questo lo aiuta a leggere il proprio desiderio e a diventare più consapevole.”

Non è un interrogatorio: è un modo per allenare il bambino a riconoscere il proprio desiderio, distinguendo ciò che vuole davvero da ciò che vuole “per imitazione”. Questa esplorazione, nel tempo, costruisce futuri adulti più capaci di distinguere ciò che vogliono davvero da ciò che è solo moda.

E sì: ogni tanto si può dire sì anche a un gioco “di moda”.
L’importante è accompagnare il bambino a capire cosa gli serve davvero, creando un equilibrio tra ascolto e guida.

Giocattoli con luci, suoni e tablet: quando la tecnologia aiuta e quando no

Tablet giocattolo, robot parlanti, giochi pieni di luci e suoni: stimolano o sovraccaricano? La dott.ssa Peruffo ci fa riflettere:

“La tecnologia fa parte della nostra vita. Escluderla del tutto non è realistico. Il punto è dosarla. I giochi con troppi stimoli possono impedire la concentrazione e la creatività.”

La chiave è scegliere giochi tecnologici che richiedano partecipazione attiva, e usarli per tempi moderati.

“La tecnologia non è il nemico: è uno strumento. Deve essere al servizio della crescita, non sostituirsi ad essa.”

La tecnologia oggi è ovunque. Non ha senso vietarla del tutto — rischieremmo solo di creare un divario quando i bambini entreranno nel mondo scolastico. Ma non tutti i giochi elettronici sono utili.

“I giochi con troppi stimoli rischiano il sovraccarico sensoriale. Non aiutano a concentrarsi né a creare.”

Il punto non è escludere la tecnologia, ma differenziare:

  • giochi che chiedono al bambino di premere bottoni portano alla stimolazione passiva;
  • al contrario, giochi che permettono di costruire, programmare, immaginare invece comportano la stimolazione attiva.

La tecnologia deve essere uno strumento nelle mani del bambino, non un sostituto del gioco.

Giocare insieme, la relazione è il vero “regalo”

Molti genitori pensano che un buon gioco sia quello che “intrattiene da solo”. In realtà, la parte più preziosa del gioco non è il gioco in sé, ma la presenza dell’adulto. Quanto conta, quindi, il gioco condiviso?

“Il gioco autonomo è importante, ma il gioco insieme fa crescere la relazione. Non servono giochi speciali: basta una palla, una scatola, un teatrino improvvisato. La chiave è mettersi alla loro altezza e chiedere: ‘Come vuoi giocare tu?’”

Non dobbiamo essere “giullari di corte”. Il gioco condiviso non richiede performance: richiede presenza.
A volte basta davvero chiedere “Come vuoi giocare tu?” È il modo più semplice per far sentire un bambino visto, ascoltato, importante.

Quali giochi favoriscono davvero la relazione?

Ci sono categorie di giochi più adatte a nutrire il rapporto adulto-bambino, come i giochi cooperativi, quelli creativi e quelli sensoriali. Secondo la Dott.ssa Peruffo:

“I giochi cooperativi sono molto utili perché aiutano a lavorare su vincita, perdita, errore e frustrazione. Anche i giochi creativi e sensoriali sono preziosi: permettono di esprimersi, raccontarsi, stare vicini mentre si crea.”

Ancora una volta, il cuore è l’adulto:

“Ciò che fa la differenza è l’intenzionalità. Il messaggio deve essere: ‘Voglio proprio stare qui con te’.”

Il valore delle scelte semplici e del riciclo e seconda mano: il messaggio che passa ai bambini

Giochi in legno, riciclati, di seconda mano: ogni scelta comunica un messaggio e un valore. E il messaggio può essere molto più importante dell’oggetto.

“Con ogni gesto mandiamo un messaggio. Possiamo mostrare che il divertimento non sta nella novità, ma nello stare insieme, nell’esplorare, nel creare.”

La società ci spinge al “di più”. Ma i bambini, davanti a troppe scelte, spesso si bloccano. Ma anche poche proposte, spesso riciclate o reinventate, possono diventare strumenti potenti per educare alla semplicità.

Cosa potrebbero fare i brand e i supermercati?

Ma davanti a tutto questo, abbiamo chiesto alla dott.ssa Peruffo cosa potrebbero fare i brand di giocattoli e i supermercati per promuovere un consumo più consapevole?

“Potrebbero veicolare meglio quali abilità sviluppa un gioco. E potrebbero indicare anche il tempo di gioco: quanto si può fare da soli e quanto insieme. Sarebbe utile mostrare le diverse modalità d’uso, perché non sempre riusciamo a immaginarle da soli.”

Qui emerge un punto interessante: molti genitori, davanti a una confezione, non sanno davvero cosa “fa” un gioco. Un’informazione più chiara renderebbe i volantini meno dispersivi e più utili alla scelta consapevole, in quanto aiuterebbe i genitori a scegliere in base ai bisogni reali del bambino, non solo all’aspetto del prodotto.

Il consiglio finale della Dott.ssa Peruffo per i genitori

Abbiamo chiesto alla Dott.ssa Peruffo un ultimo consiglio pratico per chi, davanti agli scaffali o al volantino di Natale dei supermercati, non sa cosa scegliere.

“Scegliete giochi che si prestano a mille usi diversi, che non fanno tutto al posto del bambino e che favoriscono il gioco creativo e condiviso. E soprattutto: seguite i suoi interessi reali. Non serve la perfezione: serve una scelta funzionale.”

E voi? Come scegliete i giocattoli di Natale per i vostri bambini? Raccontatelo nei commenti sui nostri social: le vostre esperienze possono essere d’aiuto ad altri genitori come voi.

Valentina Colazzo
Valentina Colazzo

Ciao, mi chiamo Valentina e sono una giornalista con la passione per la cucina, che mi accompagna sin da bambina. Amo esplorare nuovi sapori e sperimentare con ingredienti diversi, ma presto anche molta attenzione alle offerte e al risparmio, per questo non mi faccio sfuggire le anteprime dei volantini, in modo da pianificare la spesa al meglio. Attraverso il mio lavoro, unisco la mia curiosità culinaria con la scrittura, condividendo consigli pratici per una cucina creativa ma anche economica, in modo da approfittare delle migliori offerte.