La spesa è uno dei nostri gesti quotidiani di scelta. Da qui nasce il nuovo ciclo di interviste di AnteprimaVolantino.it, dedicato a chi vive il supermercato come un luogo dove si riflettono i cambiamenti negli stili di vita, nelle abitudini e nei valori del consumo.
Abbiamo deciso di cominciare da una voce che racconta la cucina vegetale con semplicità e colore: Cristiana Bucella, food creator e autrice del nuovo libro “Vegetale non banale” (DeAgostini)*.
Abbiamo fatto due chiacchiere con lei per parlare non solo di ricette, ma anche di spesa quotidiana, etichette, scelte consapevoli e di come la cucina vegetale possa entrare nella vita di tutti, senza estremismi e senza rinunce.
“Mangiare vegetale non significa rinunciare, ma riscoprire”
Durante la nostra chiacchierata, Cristiana (@CucinaVerza su Instagram) lo ripete più volte: mangiare 100% vegetale non significa privarsi di qualcosa, ma scoprire nuovi modi per soddisfarsi con gusto. È una cucina che appaga e che non ha niente di banale.
Cristiana racconta, ad esempio, che per rendere un piatto davvero interessante basta poco: una spezia dosata con cura, un’erba aromatica al momento giusto, o anche solo un pizzico di sale distribuito nei vari passaggi della preparazione.
Costruire il sapore gradualmente — ci spiega — fa tutta la differenza. È un gesto semplice, ma cambia il risultato.
«Quando si fa un soffritto, saliamo il soffritto un pochettino, perché si da una spinta al soffritto che poi renderà il piatto chiaramente più saporito. Poi si aggiungono delle cose, magari delle verdure, un sugo, e a quel punto si assaggia e si aggiusta di sale. Si costruisce meglio il sapore finale. Può sembrare una cosa semplice, però fa la differenza alla fine».
Dal carrello alla tavola: come fare la spesa vegetale oggi
Parlare di cucina vegetale significa inevitabilmente parlare anche di come facciamo la spesa.
Negli ultimi anni, osserva Bucella, l’offerta nei supermercati è cresciuta:
«Rispetto anche a pochi anni fa, adesso ci sono molte più alternative vegetali e anche i prezzi (tendenzialmente, non tutti) sono anche un pochino più competitivi rispetto a un tempo, perché chiaramente maggiore è la domanda e anche l’offerta si adegua».
Ma non basta fermarsi al marchio “veg”. Alla nostra domanda su cosa guarda per prima cosa in etichetta quando compra un prodotto veg/plant-based, Cristiana ci rivela: «Il numero degli ingredienti. La lista, se vedo che la lista è infinta, tendenzialmente lo rimetto sullo scaffale, perché vuol dire che è un prodotto che è stato tanto lavorato. “
Non solo: «Evito anche tutto quello che contiene sciroppi come lo sciroppo di glucosio o lo zucchero invertito che, insomma, non sono proprio il massimo per la salute e meno si consumano questi ingredienti, meglio è».
Tra gli scaffali, però, qualcosa ancora manca. «La panna vegetale, quella da montare per dolci. A parte di una marca che conosco io e che trovo (però chiaramente non è ovunque), quella faccio veramente fatica a trovarla, proprio la classica panna che monti e vegetale, quella secondo me si dovrebbe introdurre un po’ di più».
E non manca un consiglio prezioso, a cui fare attenzione al supermercato: «L’olio di semi di lino. Va tenuto nel banco frigo perché va mantenuta la catena del freddo, e gli Omega3 contenuti nei semi di lino spremuti a freddo sono molto sensibili alle temperature, quindi se lo trovate sullo scaffale lasciatelo lì. Io sto provando a far presente ai vari supermercati che va tenuto nel banco frigo. Fatto sta che pochi lo tengono in frigo».
Tre consigli per iniziare, senza estremismi
Per chi vuole avvicinarsi alla cucina vegetale, Cristiana invita alla gradualità:
«Piuttosto che togliere, aggiungete. Se improvvisamente una persona smette di comprare carne, pesce, formaggi e uova, può sentirsi persa, no? Non sto dicendo di rivoluzionare completamente la spesa, ma di passare gradualmente: vicino alle uova, per esempio, (prendiamole sempre biologiche! Mi raccomando, non comprate uova che non siano biologiche!) magari mettiamo anche della farina di ceci nel carrello. Una sera alla settimana si prova a fare una fari-frittata al forno con la farina di ceci, viene buonissima. Ci aggiungiamo i porri – a me piace tantissimo la fari-frittata con i porri – ci aggiungiamo delle verdurine e poi, se scopri che questo piatto ti è piaciuto tanto, possiamo includerlo nel nostro menù settimanale.»
La farinata con i porri (la “farinata 2.0”) è anche la sua ricetta preferita, sia perché semplicissima, ma anche «non richiede abilità particolari, bastano veramente pochissimi ingredienti economici, è saporita, è proteica, piace a tutti e anche senza glutine, quindi è adatta veramente a qualsiasi esigenza. Io lavoro in ufficio tre mattine alla settimana, quindi questo è un piatto perfetto per quando mi devo preparare le schiscette, perfetto da portare via da asporto, per un pranzo in ufficio, ma anche per esempio per un pranzo all’università: è un win-win fantastico.»
Poi consiglia di sperimentare con curiosità: «Non serve comprare mille marche di latte vegetale. Proviamone una alla volta, perché il gusto cambia molto da brand a brand.»
E infine, di affidarsi alla rete: «I social sono una miniera di idee. Salviamo le ricette che ci ispirano e proviamole con la nostra spesa di tutti i giorni. Così la cucina vegetale entra naturalmente nella routine.»
Oltre il supermercato
Accanto alla spesa quotidiana nel supermercato, Bucella si affida alla spesa online per quegli ingredienti che non riesce a reperire nel supermercato, come i noodles senza glutine nel suo caso, e inoltre partecipa anche a un GAS (Gruppo di Acquisto Solidale):
«Siamo una decina di amiche che acquistano insieme da produttori a km 0 e biologici. È una bella realtà, e se si ha l’opportunità di farne parte, benvenga».
“Non sarà un nome a fermare la cucina vegetale”
Non potevamo non chiederle un’opinione sulla recente proposta europea di vietare termini come burger o salsiccia per i prodotti vegetali.
Cristiana risponde con ironia: «Io penso che siano dei tentativi che non fermeranno mai l’aumentare del consumo di prodotti di origine animale e meno male, devo dire, tutt’al più lo rafforzeranno perché non si farà altro che parlare di queste cose. Chi si ostina a non voler informarsi sull’impatto che ha la zootecnia nel mondo, sugli animali, sulla nostra salute, per me vuole solo vivere con il “prosciutto sugli occhi” se vogliamo usare un eufemismo. Poi se a qualcuno crea scompensi la parola “hamburger di soia” forse dovrebbe concentrare le proprie indignazioni su ben altri problemi che ha il mondo.»
D’altronde nessuno si è mai scandalizzato per il salame di cioccolato.
«Oppure la colomba che è il dolce pasquale, ma non è una colomba, è solo un dolce che ha la forma. Lì si usa un termine perché ha una forma che ricorda quella cosa. Quindi se io dico ‘carbonara vegana‘ è perché alla vista, alla consistenza anche al sapore, ricorda la carbonara. Poi se qualcuno vuole darci dei nomi alternativi, ben venga. Penso che nessuno farà battaglie in tal senso.»
Con il suo approccio pragmatico e alcuni consigli utili, Cristiana Bucella inaugura così il nostro percorso tra i nuovi modi di vivere la spesa.
Perché, come ci ha ricordato, anche tra gli scaffali del supermercato può nascere un gesto di consapevolezza — o una ricetta “non banale”.
Fateci sapere nei commenti qual è il vostro modo di rendere la cucina vegetale ma non banale!
* Questo articolo contiene link di affiliazione Amazon. Acquistando tramite questi link, il sito potrebbe ricevere una piccola commissione, senza costi aggiuntivi per te.






