Sara Ismalaja, creator di Un Blog Senza Lattosio e ideatrice dell’app Lactomap, racconta la quotidianità di chi convive con l’intolleranza al lattosio: tra scaffali, etichette e la ricerca di una normalità fatta di scelte consapevoli.
Scoprire di essere intolleranti al lattosio significa ripensare d’un tratto la propria alimentazione — e anche il modo di fare la spesa. Sara Ismalaja, creator digitale, lo ha vissuto in prima persona. «All’inizio l’avevo presa molto male, perché non potendo mangiare più niente ero molto spaesata», racconta. «Un Blog Senza Lattosio nasce nel 2021, qualche mese dopo che ho scoperto la mia intolleranza, perché avevo visto che non c’era tanta informazione visiva e impattante. C’erano siti che ne parlavano, ma su Instagram o TikTok non trovavo qualcuno che ti desse consigli diretti su come affrontare l’intolleranza.»
Oggi la sua community, che raccoglie migliaia di persone, è uno spazio di confronto continuo: «All’inizio mi chiedevano più che altro prodotti – se avevo trovato un determinato prodotto, com’era stato, una recensione e quant’altro. Adesso invece che ho introdotto anche delle ricette, mi chiedono anche ricette particolari, sempre senza lattosio.»
Le difficoltà della spesa senza lattosio al supermercato
Il supermercato, per chi deve evitare il lattosio, diventa un laboratorio quotidiano. «Per noi intolleranti al lattosio è già difficile trovare prodotti senza lattosio, quindi cerco di portare alla mia community tutto quello che trovo di novità», spiega Sara. «È come trovare il Sacro Graal, per dire, un nuovo prodotto. Faccio vedere che c’è, poi lo assaggio e ne parlo con la community: ci confrontiamo e da lì capiamo se può valere oppure meno.»
Le differenze tra insegne, però, restano evidenti: «In alcuni supermercati ho visto che hanno creato il reparto “senza lattosio”, accanto al senza glutine o al vegano. In altri invece un po’ meno: addirittura non riesco a trovare molti prodotti che trovo in altri supermercati e questa è una cosa che mi dispiace, perché vedo che alcuni si evolvono, altri invece è come se quasi non gli interessasse. Mettono solo due o tre prodotti, giusto per dire “ci siamo”, e poi basta.»
I prodotti “chiave” e i trucchi per scegliere senza lattosio
E quindi quali sono i prodotti chiave, quelli che semplificano davvero la vita? Tra gli scaffali, Sara sa già cosa cercare: «Di sicuro la besciamella e la panna senza lattosio, perché vengono usate molto in cucina, sia per i dolci che per i salati. Ti semplificano tanto perché fare una besciamella da capo è un po’ difficile, non sempre riesce: puoi usare quelle con il lattosio, ma per poi usare le pillole (NdR: di lattasi) a molti non conviene».
Ma la scelta non si ferma alla semplice dicitura in etichetta: «Un trucco che usiamo noi intolleranti: alcune persone tollerano più o meno lattosio. Io tendo a prendere i prodotti con lo 0,01% invece dello 0,1%, perché hanno meno lattosio e fanno meno male. Ci sono alcune persone che non tollerano bene neanche i delattosati, quindi scelgo sempre quelli con la percentuale più bassa.»
Etichette e comunicazione sul senza lattosio: luci e ombre
Non sempre, però, l’informazione è chiara. «In alcuni casi non è neanche specificato bene. Si scrive “senza lattosio”, ma non si scrivono altre informazioni. È obbligatorio, ma ho notato alcune confezioni che non lo riportano.»
Abbiamo quindi chiesto a Sara se sia capitato che qualche prodotto dichiarato come “senza lattosio” poi si sia rivelato non esserlo. E ci ha raccontato che: «Noi ce ne accorgiamo perché stiamo male. Mi confronto spesso con la community, e capita che qualcuno mi dica: “Ho mangiato questa cosa senza lattosio, ma sono stata male”. E in effetti ci sono stati anche ritiri dal commercio per questo motivo.»
Serve più precisione da parte dei produttori: «Non so se a volte si mette il bollino giusto per, ma senza informarsi molto, ma a volte ho riscontrato anche questo problema.»
Lactomap, una mappa per non sentirsi esclusi
Dal bisogno di trovare locali sicuri nasce Lactomap, l’app creata da Sara per segnalare ristoranti, bar e hotel dove si può mangiare senza lattosio.
«Il problema principale di noi intolleranti – oltre a trovare i prodotti, che sta migliorando – è quello di mangiare fuori casa. Non sempre trovi qualcuno disposto a preparare qualcosa per noi: a volte serve la prenotazione, altre volte ti dicono proprio “mi dispiace, non offriamo questo tipo di piatti”.»
Con la collaborazione della community, ogni segnalazione viene verificata: «Voglio essere sicura al 100% che quei locali offrano davvero piatti senza lattosio. Li contatto, chiedo informazioni e controllo i menù: se non trovo alcuna dicitura, evito di inserirli.»
Viaggiare “senza lattosio”
Anche all’estero la situazione è molto diversa: «Sono stata poco tempo fa a New York e ho visto che lì, ad esempio, il lactose free quasi non esiste: c’è il “dairy free”, cioè senza latte, ma non il “senza lattosio”. È come se non sapessero neanche cosa sia. A Barcellona è un pochino più presente, ma non è come in Italia. Qui l’intolleranza è più conosciuta e il modo in cui se ne parla è molto diverso: c’è più informazione e più attenzione.»
“Non fatevi prendere dal panico”
Dopo anni di esperienza, Sara oggi guarda la sua intolleranza con più serenità, e a chi scopre oggi di essere intollerante al lattosio suggerisce: «di sicuro di non farsi prendere dal panico, come è successo a me, perché all’inizio non mangiavo più nulla. Mangiavo solo riso, carne in bianco e verdure cotte, perché la mia dietista mi aveva prescritto una dieta molto rigida. Poi, conoscendo altre persone e facendo ricerche mirate, ho capito che bisogna affrontarla con leggerezza e adattarsi. Alla fine non è poi così male: ti mancheranno dei prodotti, ma ci si abitua e si trovano alternative valide. Le alternative ci sono sempre, quindi di non preoccuparsi.»
Fare la spesa senza rinunce
La vita “senza lattosio” non è una rinuncia, ma un percorso di consapevolezza che parte dagli scaffali del supermercato. Come ci ricorda Sara, «bisogna affrontarla con leggerezza e cercare di adattarsi». Una lezione che vale per tutti: anche una semplice spesa può diventare un modo per conoscersi meglio — e per scegliere con attenzione ciò che ci fa stare bene.






