Cosa c’è dietro un test Altroconsumo, come nascono le indagini che orientano la spesa

Un viaggio nel dietro le quinte dei test Altroconsumo: dal laboratorio ai panel, fino ai consigli per leggere davvero etichette e prodotti e fare una spesa più consapevole.

Quando scorriamo le etichette al supermercato o confrontiamo due prodotti simili, spesso ci affidiamo a impressioni, a ciò che ci ispira fiducia o al prezzo. Ma cosa succede quando a valutare un prodotto non siamo noi consumatori, bensì chi ha fatto della trasparenza un mestiere?

Per capirlo, abbiamo intervistato Ivan Maroli, Responsabile delle indagini e dei test di Altroconsumo, l’associazione che da anni rappresenta un punto di riferimento per chi vuole acquistare con criteri più chiari e consapevoli.

“Il nostro compito? Andare oltre ciò che appare sul packaging”

Secondo Maroli, la responsabilità principale di Altroconsumo è aiutare le persone a vedere oltre il racconto commerciale del prodotto:

“Il mercato, soprattutto quello alimentare, usa claim e packaging che spesso raccontano solo una parte della realtà. Il nostro compito è verificare cosa c’è davvero in quella confezione e spiegarlo alle persone in modo semplice e oggettivo.”

Un’azione che negli anni si è trasformata: non solo denuncia quando necessario, ma anche dialogo con le aziende per spingerle a una maggiore chiarezza.

Dalla ricerca dei prodotti al panel, ecco come nasce un test Altroconsumo

Dietro un test Altroconsumo c’è un processo strutturato, fatto di scelte metodologiche e controlli minuziosi. Si parte dalla selezione rigorosa dei prodotti, acquistati proprio come farebbe un consumatore.

“La prima fase è individuare i prodotti davvero rappresentativi di ciò che troviamo sugli scaffali. Li acquistiamo come farebbe un consumatore normale, basandoci anche sulle quote di mercato.”

Si passa poi alle analisi di laboratorio — sicurezza, composizione, qualità delle materie prime — e successivamente all’assaggio alla cieca, in cui ogni dettaglio va progettato per evitare condizionamenti: l’ordine dei campioni, la porzione, la modalità di servizio.

“La parte delicata è fare in modo che il prodotto non sia riconoscibile. Solo così l’assaggio è davvero imparziale.”

Una volta scelti e anonimizzati i campioni, il team organizza i panel di degustazione, che possono coinvolgere consumatori comuni oppure, in alcuni casi specifici, panel di esperti. Questi ultimi non sostituiscono il giudizio delle persone, ma lo completano quando servono competenze più tecniche per valutare aspetti che non emergono facilmente in un assaggio quotidiano.

Maroli lo spiega così:

“A volte prevediamo anche dei panel di esperti, più tecnici, utili per approfondire caratteristiche che un assaggiatore comune non noterebbe.”

L’esempio più chiaro è quello del test Altroconsumo del caffè: un prodotto complesso, dove aromi, tostature, difetti e persistenze richiedono un occhio (e un palato) esperto per essere riconosciuti e spiegati.

Come racconta Maroli:

“Per il caffè, l’assaggio degli esperti aiuta i consumatori a comprendere aspetti tecnici che da soli non riuscirebbero a individuare.”

Il contributo degli esperti entra quindi a supporto del giudizio dei consumatori, non in sostituzione: serve a rendere la valutazione più completa e a restituire un quadro utile anche a chi vuole capire davvero cosa differenzia un prodotto dall’altro.

Come funzionano i test Altroconsumo? Dietro le quinte con Ivan Maroli, Responsabile indagini e test

Laboratorio e palato, due strumenti complementari

Altroconsumo non contrappone scienza e percezione: le considera due facce della stessa valutazione. Valutare un prodotto significa unire ciò che la scienza misura e ciò che le persone percepiscono. Le analisi di laboratorio verificano non solo la composizione e la qualità delle materie prime, ma anche aspetti che il consumatore non può cogliere da solo: sicurezza alimentare, presenza di eventuali contaminanti, micotossine o PFAS, e la piena conformità alle normative.

“Il laboratorio ci fornisce misure oggettive: qualità, sicurezza, rispondenza alle norme,” spiega Maroli. “Ma questo è solo un lato della medaglia.”

Dall’altra parte c’è l’assaggio, che restituisce la qualità percepita: profumo, consistenza, gusto, equilibrio. È ciò che determina, in concreto, se quel prodotto piace davvero.

“Un prodotto può essere impeccabile, ma deve anche piacere. Per noi le analisi tecniche e l’assaggio hanno lo stesso peso,” continua Maroli. “Il nostro obiettivo è dare un giudizio equilibrato.”

È un equilibrio che restituisce una fotografia completa del prodotto: la sua sicurezza, la sua composizione, ma anche la sua capacità di soddisfare davvero chi lo mette nel carrello.

I consumatori nei test, perché la loro voce è indispensabile

Se il laboratorio analizza la qualità oggettiva e gli esperti valutano gli aspetti tecnici, sono però i consumatori a dire, in modo insostituibile, se un prodotto piace davvero. Per questo Altroconsumo coinvolge persone comuni nei propri panel di assaggio attraverso la community Qualify.

“L’esperto individua difetti e parametri tecnici, ma ai consumatori chiediamo qualcosa di diverso: la fotografia dell’apprezzamento reale,” spiega Maroli. “È un contributo che nessun laboratorio può restituire.”

Ed è proprio grazie al giudizio delle persone che, a volte, emergono risultati sorprendenti. Maroli cita il recente test sulle creme alla nocciola:

“Sulla carta una crema con il 45% di nocciole e senza grassi aggiunti era perfetta. Ma all’assaggio tutti hanno preferito la Nutella. È giusto raccontarlo.”

Questi panel mostrano come qualità tecnica e gradimento non coincidano sempre, e quanto sia importante osservare entrambe le dimensioni per restituire una valutazione realmente utile a chi fa la spesa ogni giorno.

“A volte le sorprese arrivano proprio dai panel: ciò che in teoria è ‘migliore’ non è detto che piaccia di più.”

Quando un test cambia il mercato

Non sempre le aziende lo dichiarano apertamente, ma l’impatto dei test si vede.

“Negli anni abbiamo notato una diminuzione dei difetti nei prodotti testati. Non possiamo attribuirlo solo a noi, ma speriamo di aver dato un contributo.”

A volte il cambiamento è più evidente: claim corretti, informazioni riviste, packaging aggiornati.
Un caso emblematico riguarda uno snack salato che riportava la dicitura fonte di fibre senza che ci fosse una reale coerenza nutrizionale.

“Dopo la nostra segnalazione, quel claim è sparito dal packaging.”

Altre volte, le battaglie sono più lunghe. Come quella sui minuti di cottura della pasta, spesso nascosti o poco leggibili.

“Dopo critiche costanti, un noto marchio ha finalmente corretto la dicitura,” ricorda.

L’azione di Altroconsumo si estende anche alle piattaforme digitali:

“Abbiamo segnalato ad Amazon delle teglie in silicone che non rispettavano gli standard di sicurezza. Sono state rimosse dalla vendita.”

Sono cambiamenti, che a volte possono anche essere sottovalutati nel quotidiano, ma che migliorano la qualità e la sicurezza dei prodotti che arrivano nelle case di tutti.

Gli errori più comuni quando facciamo la spesa

Tra gli scaffali, molte scelte spesso nascono da scorciatoie intuitive: un packaging che comunica naturalità, un colore verde che suggerisce sostenibilità, una grafica che ricorda un prodotto “artigianale”. Oppure il prezzo, che porta a pensare che più costa, più è buono.

Ma è proprio qui che, secondo Maroli, si nascondono gli errori più frequenti.

“Molti consumatori fermano la scelta al packaging e al prezzo. Ma non sempre ciò che appare ‘artigianale’, ‘verde’ o ‘tradizionale’ lo è davvero.”

A complicare il quadro ci sono i claim di moda, come l’alto contenuto proteico, che inducono spesso a distorcere la percezione, facendoci scegliere prodotti costosi in modo sproporzionato rispetto ai reali bisogni nutrizionali.

“High protein è una tendenza, ma non sempre necessaria. E porta spesso a spendere di più senza un reale beneficio.”

Il vero criterio che aiuterebbe tutti è quello meno utilizzato: la lettura dell’etichetta.
Molti non sanno ancora che l’elenco degli ingredienti è in ordine di quantità, e c’è spesso confusione tra valori per 100 grammi e valori per porzione. Così come a volte si sottovalutano segnali che meritano attenzione come troppi additivi o aromi generici.

“La competenza sta crescendo, ma non è ancora in mano a tutti. Molti non interpretano correttamente ingredienti, tabelle e porzioni.”

Questo non significa dover rinunciare al piacere del cibo, anzi.

“Il cibo non può essere solo analisi o scienza: è anche piacere, ricordi, preferenze personali. L’obiettivo è fare scelte informate, non perfette.”

Le categorie dove siamo più attenti… e quelle dove lo siamo meno

La sensibilità dei consumatori non è uguale per tutte le categorie di prodotto. Ci sono casi in cui l’attenzione verso ingredienti, additivi e valori nutrizionali aumenta in modo evidente — soprattutto quando lo acquisto è legato alla salute.

“Gli alimenti per bambini sono quelli su cui i consumatori pongono più attenzione,” spiega Maroli. “Lo stesso accade per i prodotti salutistici e per quelli destinati a chi ha intolleranze, come il senza glutine o il senza lattosio. Anche gli integrali o i prodotti meno lavorati vengono controllati con più cura.”

Molto diversa è la situazione quando entrano in gioco gli snack, le merendine o le bevande zuccherate. Qui l’attenzione cala drasticamente: il gesto è più spontaneo, guidato dalla voglia di qualcosa di buono e immediato.

“Sugli snack e sulle bevande zuccherate si legge meno l’etichetta. Chi va a vedere cosa c’è dentro i nachos o una merendina? È più raro,” racconta Maroli.

Il motivo è semplice e, in un certo senso, umano: quando si ha un obiettivo di salute, l’attenzione cresce. Quando invece prevale lo sfizio… va bene qualsiasi cosa. Una dinamica che mostra quanto le nostre scelte oscillino tra razionalità e abitudine, e quanto sia importante coltivare consapevolezza anche nei prodotti che consideriamo “di routine”.

Consapevolezza in crescita, ma serve ancora educazione alimentare

Negli ultimi anni la consapevolezza dei consumatori è cresciuta in modo significativo. Lo si vede, racconta Maroli, dal tipo di domande che arrivano ad Altroconsumo: più precise, più informate, più interessate alla qualità reale dei prodotti.

“La consapevolezza è aumentata: le domande che riceviamo sono sempre più specifiche e provenienti da persone informate,” osserva.

Temi come salute e sostenibilità attirano sempre più attenzione, anche se su quest’ultimo fronte rimane una resistenza legata ai costi.

“Sulla sostenibilità c’è grande interesse, ma i costi frenano ancora molti consumatori.”

Per crescere davvero, però, serve intervenire prima, quando le abitudini si formano.

“C’è più attenzione, più sensibilità su salute e sostenibilità. Ma si può fare ancora molto, soprattutto con l’educazione alimentare fin dalle scuole.”

E accanto all’educazione, secondo Maroli, resta fondamentale avere strumenti indipendenti che aiutino a decifrare l’offerta sugli scaffali.

“Servono strumenti indipendenti, che non abbiano l’obiettivo di vendere un prodotto, ma di raccontare cosa c’è davvero dentro.”

Un mix di informazione, formazione e trasparenza che permette a sempre più persone di compiere scelte ponderate anche in un mercato ricco, complesso e in continua trasformazione.

“Il cibo non è solo scienza. È anche piacere, ricordi, abitudini.”

Bisogna comunque considerare una verità importante: alla fine, c’è una dimensione emotiva con cui fare i conti. Una valutazione tecnica può dirci molto su un prodotto, ma il cibo non vive soltanto nei numeri. Ha una dimensione personale, affettiva, che nessun test può – né deve – cancellare. È il motivo per cui, spiega Maroli, scelte e preferenze non sempre coincidono con le analisi di laboratorio.

“Il cibo non è solo scienza: è anche ricordo, piacere, abitudine. Ognuno ha i propri gusti e i propri prodotti ‘di casa’.”

Per Altroconsumo non si tratta di modificare queste preferenze, ma di fornire strumenti per valutarle con maggiore consapevolezza.

“Ognuno ha le sue marche preferite, il cibo evoca ricordi. Non vogliamo cambiare questo. Vogliamo dare criteri per scegliere in modo informato.”

Ed è proprio grazie ai test che spesso emergono sorprese inaspettate, soprattutto quando si superano determinati preconcetti. Nei panel, ad esempio, non è raro che prodotti a marchio del supermercato raggiungano qualità paragonabili – o superiori – a marchi più noti.

“Nei nostri test alcuni prodotti del discount hanno ottenuto qualità ottime. Provare senza pregiudizi può far scoprire alternative valide e più convenienti.”

Un invito a non rinunciare al piacere, ma a viverlo con una consapevolezza nuova: sapendo cosa c’è davvero dentro ciò che mettiamo nel carrello.

L’avvertenza per i più giovani sui social

Il messaggio finale è rivolto a chi si informa su TikTok e Instagram. Se i test di laboratorio e i panel restituiscono un’informazione indipendente, molto diversa è la logica dei social, dove per i consumatori — e soprattutto per i più giovani — non è sempre facile distinguere tra contenuti autentici e messaggi pubblicitari.

“Molti contenuti sembrano consigli spontanei, ma in realtà sono pubblicità mascherate,” avverte Maroli. “E non sempre è chiaro quando chi parla ha un interesse diretto nella vendita del prodotto.”

Una dinamica che si intreccia con estetica, trend, challenge e storytelling accattivanti, rendendo più difficile fare scelte realmente informate.

“È importante leggere, verificare e non fermarsi all’estetica o alle mode,” continua. “Serve qualcuno che non abbia un interesse diretto nella vendita.”

Un invito a rallentare, a informarsi e a non prendere per oro colato tutto ciò che appare nei feed: dietro a un video di pochi secondi possono nascondersi meccanismi di marketing poco visibili ma molto influenti.

La spesa non è solo un gesto, è un percorso di consapevolezza

La trasparenza non è un concetto astratto: riguarda ciò che mettiamo nel carrello ogni giorno.
Dai test di laboratorio ai panel sensoriali, il lavoro di Altroconsumo mostra quanto sia possibile leggere un prodotto oltre il packaging, oltre le mode, oltre le impressioni. È un invito a scegliere con più consapevolezza, senza rinunciare al piacere — ma con strumenti migliori per capire cosa compriamo davvero.

In questo percorso, anche Anteprima Volantino vuole essere un alleato del consumatore: dalle anteprime dei volantini, che permettono di pianificare gli acquisti con più attenzione, al ciclo di interviste che dà voce a esperti, professionisti e realtà come Altroconsumo per offrire criteri, domande guida e consigli pratici.

Perché fare la spesa non significa solo riempire un carrello, ma orientarsi ogni giorno tra informazioni, scelte, alternative. E avere più strumenti — dai test indipendenti alle analisi, fino ai contenuti di educazione al consumo — ci permette di prendere decisioni più libere, più consapevoli, più adatte alle nostre esigenze.

E a voi che ci seguite chiediamo: quando fate la spesa, quali criteri guidano davvero le vostre scelte?
Vi affidate al prezzo, all’etichetta, ai test o magari alle anteprime dei volantini?

Raccontatecelo nei commenti sui social: il confronto tra consumatori è uno dei modi più semplici e preziosi per imparare a scegliere meglio.

Valentina Colazzo
Valentina Colazzo

Ciao, mi chiamo Valentina e sono una giornalista con la passione per la cucina, che mi accompagna sin da bambina. Amo esplorare nuovi sapori e sperimentare con ingredienti diversi, ma presto anche molta attenzione alle offerte e al risparmio, per questo non mi faccio sfuggire le anteprime dei volantini, in modo da pianificare la spesa al meglio. Attraverso il mio lavoro, unisco la mia curiosità culinaria con la scrittura, condividendo consigli pratici per una cucina creativa ma anche economica, in modo da approfittare delle migliori offerte.