Esselunga e Altromercato hanno diffuso i risultati del progetto “Cacao sostenibile”, un intervento quinquennale avviato nel 2020 e concluso a luglio 2025 in Togo. Adesso il progetto si sposta in Madagascar, ma non prima di fare il punto e capire quali risultati sono stati raggiunti, e come si costruisce la filiera del cacao che arriva sugli scaffali.
Cinque anni di lavoro in Togo: cosa è stato realizzato con il progetto Cacao sostenibile

Il progetto Cacao Sostenibile in Togo ha coinvolto cinque cooperative locali, per un totale di oltre 9.400 persone e più di 2.000 famiglie. L’obiettivo era rendere le comunità agricole più autonome, migliorando le tecniche di coltivazione, le fasi post-raccolta e la capacità di gestire una coltura complessa come il cacao.
Nel corso dei cinque anni sono state distribuite più di 367.000 nuove piantine di cacao e costruiti vivai e siti di compostaggio per aumentare la resa degli appezzamenti. Un lavoro accompagnato da un’intensa attività formativa: nove scuole campo, oltre 1.300 sessioni e più di 9.000 agricoltori coinvolti. La produttività nei campi scuola è cresciuta del 55%, un dato rilevante per una filiera che spesso soffre di bassi rendimenti.
Accanto alla produzione di cacao, il progetto ha puntato anche sulla diversificazione agricola. Sono stati introdotti coltivazioni alternative come curcuma, zenzero, anacardi e agrumi, utili per dare alle famiglie nuove fonti di reddito e ridurre la dipendenza economica da un’unica coltura.
Per quanto riguarda invece la gestione post-raccolta, sono state realizzate unità dedicate a fermentazione ed essiccazione, fondamentali per ottenere un cacao più omogeneo e di qualità migliore. Infine, un database digitale ha mappato oltre duemila produttori e quasi duemila ettari coltivati, rendendo più ordinata e tracciabile la filiera.
L’indagine condotta a fine progetto mostra un generale apprezzamento da parte dei contadini: il 56% segnala un miglioramento del benessere familiare e un altro 22% riferisce un aumento del reddito e altri 22% anche benefici su entrambi gli aspetti.
Il nuovo capitolo: cinque anni di lavoro in Madagascar

Con la chiusura del progetto in Togo, Esselunga e Altromercato hanno avviato una nuova iniziativa quinquennale in Madagascar. Qui il focus sarà sulla formazione di trecento produttori, sulla realizzazione di centri di raccolta e di un magazzino centrale pensato per migliorare la tracciabilità. Anche in questo caso è prevista una parte dedicata allo sviluppo delle competenze gestionali delle cooperative. Una delegazione malgascia visiterà il Togo per osservare direttamente cosa ha funzionato e quali modelli possono essere replicati.
Perché il progetto Cacao Sostenibile riguarda anche chi fa la spesa

Ma andiamo sul pratico: in che modo questo progetto cambia le modalità di spesa anche dei consumatori italiani? Iniziamo dall’aspetto principale, ovvero la qualità: una filiera più preparata e meglio attrezzata tende a produrre un cacao più uniforme, e questo può riflettersi sulla costanza del gusto e della resa dei prodotti a marchio Esselunga.
C’è poi la questione della trasparenza. L’azienda dichiara che tutto il cacao usato nei prodotti a marchio proviene da filiere equosolidali regolamentate dal protocollo Made in Dignity e tracciate tramite blockchain. Una filiera mappata consente ai clienti di sapere con maggiore precisione da dove proviene la materia prima.
Dal punto di vista economico, rafforzare la produzione locale aiuta a stabilizzare l’approvvigionamento. In momenti in cui il cacao è soggetto a forti oscillazioni di prezzo, filiere più solide possono contribuire a ridurre gli sbalzi che, nel tempo, arrivano anche sugli scaffali. Non significa sconti immediati, ma una maggiore continuità: negli ultimi anni abbiamo visto infatti quanto siano aumentati i prezzi anche a base di cioccolato.
E poi c’è anche il sostegno che i clienti Esselunga hanno dato direttamente con la spesa: nel 2020, attraverso il Catalogo Fìdaty, sono stati raccolti 560.000 euro destinati proprio alle attività di sostegno in Togo. Molti consumatori hanno quindi partecipato al finanziamento di questo progetto.
Il lavoro svolto in Togo rappresenta un caso concreto di come viene costruita la filiera del cacao destinato ai prodotti a marchio. Un percorso che può influire sulla qualità, sulla stabilità e sulla trasparenza di un ingrediente molto presente nella spesa quotidiana. Il nuovo progetto in Madagascar segue la stessa direzione e sarà interessante capire, nei prossimi anni, quali ricadute avrà sulla filiera del cacao e sui prodotti che arrivano sugli scaffali.






