Wilma De Angelis è morta l’11 ottobre 2026 a Milano, all’età di 96 anni. La notizia della scomparsa, confermata all’ANSA dal nipote Fabio De Angelis, segna l’addio a una delle protagoniste dello spettacolo italiano. Cantante, attrice e conduttrice televisiva, per molti il suo ricordo è legato soprattutto a una cucina, a un televisore acceso e alle ricette che preparava davanti alle telecamere.
Per chi è cresciuto tra gli anni Ottanta e Novanta, Wilma De Angelis era una presenza familiare fin dalla prima infanzia. Una di quelle figure televisive che si ricordano anche prima degli anni della scuola, quando non si conoscevano ancora i nomi dei programmi, ma si riconoscevano le voci e i volti che accompagnavano la vita di casa.
Con Telemenù, Sale, pepe e fantasia e successivamente A pranzo con Wilma, ha contribuito a trasformare la cucina in un appuntamento televisivo accessibile a tutti. E mentre insegnava a preparare un piatto, la televisione cominciava anche a cambiare il modo in cui le famiglie conoscevano ingredienti, prodotti e marchi alimentari.
Da Sanremo ai fornelli, la seconda vita di Wilma De Angelis
Nata a Milano l’8 aprile 1930, Wilma De Angelis aveva iniziato la carriera artistica molto prima di diventare un volto della cucina televisiva. Nel 1956 aveva conquistato il titolo di Reginetta del jazz italiano e nel 1959 aveva debuttato al Festival di Sanremo con Nessuno e Per tutta la vita.
La sua voce era diventata familiare al pubblico grazie alla musica leggera, alle partecipazioni televisive e a canzoni come Patatina, che le aveva procurato il soprannome di Miss Patatina. RaiNews ne ripercorre la carriera artistica e televisiva, ricordando una figura capace di attraversare diverse stagioni dello spettacolo italiano.
Poi arrivò un periodo più difficile. Il cambiamento dei gusti musicali e l’affermazione di una nuova generazione di cantanti avevano ridotto le opportunità per molti artisti già conosciuti. La svolta arrivò nel 1979, grazie a Paolo Limiti, che le propose di condurre un programma di cucina su Telemontecarlo. Il progetto si chiamava Telemenù.
La particolarità era che Wilma De Angelis non era una cuoca professionista. Anzi, raccontò più volte di non saper cucinare quando le venne fatta la proposta. Proprio questa inesperienza, secondo Limiti, poteva diventare un punto di forza: avrebbe imparato le ricette e le avrebbe spiegate con un linguaggio semplice, vicino a quello delle persone che la guardavano da casa.
In una lunga intervista al Corriere della Sera del dicembre 2025, la conduttrice aveva ripercorso proprio questo passaggio, raccontando come un’occasione televisiva inattesa fosse diventata una seconda carriera.
Quando la cucina in TV era una lezione da seguire insieme
Oggi siamo abituati a programmi di cucina con chef famosi, gare a eliminazione, piatti spettacolari e ricette che diventano virali sui social. Alla fine degli anni Settanta, invece, portare la preparazione dei pasti in televisione aveva un significato diverso. La cucina era soprattutto un sapere domestico, tramandato attraverso l’esperienza, i consigli delle madri e delle nonne, i ricettari e le abitudini familiari. La televisione offriva un’altra possibilità: osservare i passaggi di una preparazione, vedere come utilizzare gli ingredienti e imparare una ricetta seguendo qualcuno sullo schermo.
Wilma De Angelis contribuì a rendere questo linguaggio familiare. Non si presentava come un’autorità irraggiungibile, ma come una persona che spiegava, provava e imparava insieme al pubblico. Era un modo di fare televisione nel quale contavano la semplicità, il tono della voce e la capacità di mettere a proprio agio chi guardava. Anche una ricetta ordinaria poteva diventare interessante, senza bisogno di trasformarla in una competizione.
Come racconta anche TvBlog nella ricostruzione della nascita di Telemenù, la conduttrice divenne un riferimento per la cucina casalinga in televisione, anticipando un modello che sarebbe stato ripreso da numerosi programmi successivi. Per questo il suo ricordo va oltre la nostalgia: quei programmi hanno contribuito a dare visibilità e valore a un’attività quotidiana, mostrando che la preparazione del cibo poteva essere anche cultura, racconto e condivisione.
Le ricette e i prodotti sponsorizzati, una svolta per la televisione commerciale
C’è però un altro aspetto della storia di Wilma De Angelis, meno ricordato e particolarmente interessante per comprendere l’evoluzione dei consumi alimentari in Italia. I suoi programmi non erano soltanto uno spazio dedicato alle ricette: rappresentavano anche un’opportunità per presentare prodotti alimentari all’interno di un contesto familiare e credibile.
In un’intervista pubblicata da Libero nell’ottobre 2025, Wilma De Angelis raccontò che, per preparare la puntata pilota di Telemenù, aveva utilizzato sei o sette prodotti da sponsorizzare. La registrazione venne poi mostrata alle agenzie pubblicitarie e, secondo il suo racconto, il programma raccolse in una sola settimana pubblicità sufficiente a coprire tre anni. Un episodio che aiuta a capire quanto fosse interessante, già allora, il collegamento tra cucina televisiva e comunicazione commerciale.
Un prodotto presentato durante la preparazione di una ricetta non veniva soltanto mostrato al pubblico. Entrava in una situazione concreta: diventava un ingrediente da utilizzare, un alimento da conoscere o una possibile scelta per la spesa di casa.
È una differenza importante rispetto alla pubblicità tradizionale. Il telespettatore non vedeva semplicemente un messaggio promozionale separato dal programma, ma poteva incontrare il prodotto mentre seguiva una preparazione che avrebbe potuto ripetere nella propria cucina.
Non significa che Wilma De Angelis abbia inventato da sola questa forma di comunicazione. Il rapporto tra pubblicità, televisione e consumi era già in evoluzione. I suoi programmi, però, offrono un esempio significativo di come la cucina potesse diventare uno spazio capace di unire contenuti utili al pubblico e interessi commerciali delle aziende.
Dalla ricetta alla lista della spesa, un legame ancora attuale
Ripensare oggi a quelle trasmissioni significa anche riconoscere un cambiamento che continua a influenzare il nostro modo di acquistare. Quando vediamo preparare un piatto, spesso iniziamo a pensare agli ingredienti necessari. Possiamo scoprire un alimento che non conoscevamo, ricordarci di acquistare un prodotto oppure decidere di provare una ricetta durante la settimana.
La distanza tra ciò che vediamo in televisione e ciò che mettiamo nel carrello, in fondo, è molto più breve di quanto sembri. Negli anni questo rapporto si è evoluto. Ai programmi televisivi si sono affiancati siti di ricette, video online, social network e contenuti realizzati direttamente dai marchi. Oggi può bastare un breve filmato per suscitare curiosità verso un ingrediente o un prodotto.
Ma il principio di fondo era già riconoscibile nelle trasmissioni di Wilma De Angelis: mostrare come si usa un alimento può contribuire a renderlo familiare e presente nelle abitudini di acquisto.
Naturalmente, conoscere un prodotto non significa necessariamente sceglierlo. Allora come oggi, il consumatore deve poter distinguere tra il consiglio culinario e la comunicazione pubblicitaria, valutando ingredienti, prezzo, qualità e reale utilità per la propria spesa.
C’è poi un aspetto che va oltre l’acquisto: imparare a cucinare può aiutare anche a gestire meglio gli alimenti che abbiamo già in casa. Come approfondito su The Cooking Hacks nell’analisi sul rapporto tra competenze culinarie e spreco alimentare, conoscere le tecniche di preparazione, saper adattare una ricetta e organizzare i pasti sono capacità associate, in diversi studi, a una gestione più consapevole del cibo, pur senza dimostrare automaticamente un rapporto di causa ed effetto.
È proprio questa doppia dimensione, tra cultura alimentare e consumi, a rendere interessante l’eredità di Wilma De Angelis anche a distanza di tanti anni.
Il ricordo di Wilma De Angelis è anche il ricordo delle nostre cucine
Wilma De Angelis ha continuato a essere presente in televisione anche dopo la stagione dei suoi programmi di cucina, tornando a cantare e partecipando a numerose trasmissioni. Eppure, per una parte del pubblico, il suo volto resterà legato soprattutto a quei fornelli televisivi. Non soltanto alle ricette preparate, ma al modo in cui venivano raccontate.
In un’intervista a Repubblica dell’aprile 2026, Wilma De Angelis aveva ricordato proprio la spontaneità dei suoi programmi, un elemento che riteneva centrale rispetto alla cucina televisiva contemporanea.
In un’epoca in cui la cucina in TV è spesso spettacolo, la sua esperienza ricorda un modello diverso: quello di una conduttrice che non aveva bisogno di presentarsi come una grande chef per accompagnare le persone nella preparazione di un piatto.
Con Wilma De Angelis se ne va una protagonista della televisione italiana, ma rimane qualcosa che appartiene alla memoria quotidiana di molte famiglie. Il ricordo di un programma seguito da bambini, magari quando ancora non si aveva l’età per andare a scuola, e di una voce che faceva sembrare la cucina un luogo aperto a tutti.
È anche così che si misura l’importanza di una figura televisiva: non soltanto attraverso gli ascolti o i successi professionali, ma attraverso i piccoli ricordi che riesce a lasciare nelle case delle persone.







